Mettere per iscritto il giudizio che si ha in testa: l'ingegneria del contesto e l'obbedienza di un modello
In questi anni, dopo aver introdotto l’IA nel mio lavoro, ho progressivamente scomposto i giudizi che prima esistevano soltanto nella mia testa e li ho esternalizzati (externalize), ordinandoli in un controllabile «documento di ingegneria del contesto» (Context Engineering Document).

Valuto un modello in base a tre cose
Attualmente, quando valuto se un modello sia adatto a un lavoro ad «alta disciplina e alta tracciabilità», guardo soprattutto tre cose:
- se sappia attenersi alle regole stabilite;
- se, quando le informazioni sono insufficienti, «colmi i vuoti» da sé;
- se il contenuto prodotto possa essere tracciato e verificato.
Un resoconto sul campo di questo momento
Ecco le mie recenti note sul campo; premetto che si tratta puramente della mia attuale, personale esperienza d’uso, e che anche i modelli vengono continuamente aggiornati, per cui non è detto che valga per chiunque né per ogni versione:
- Claude: l’obbedienza al contesto più alta; tende a eseguire aderendo strettamente alle regole stabilite, perciò lo tratto come modello principale e lo uso per sostenere lo strato del giudizio.
- GPT: viene subito dopo. La tracciabilità è relativamente controllabile, ma quando le informazioni sono insufficienti a volte colma i vuoti con i dati di addestramento, perciò lo uso soprattutto come riserva e per compiti specifici.
- Gemini: fatica di più con questo tipo di lavoro lungo e ad alta disciplina; una volta ha elencato in un colpo solo un intero lotto di fonti inventate, perciò per ora è uscito da questa linea principale.
Ciò che allarga il divario è «l’obbedienza al giudizio già esternalizzato»
Per me, la chiave che davvero allarga il divario tra i modelli non è in realtà soltanto la capacità del modello in sé, ma se sia in grado di «obbedire» a quel giudizio professionale che io ho già esternalizzato.
Gli strumenti continueranno ad aggiornarsi, ma mettere prima per iscritto con chiarezza il giudizio che si ha in testa: questa cosa è, in realtà, importante tanto quanto quale strumento si sceglie.