Il paradosso di Jevons: l'IA mi rende la vita più facile, o solo più affannata?
Ultimamente mi ritrovo spesso a rimuginare su una domanda: l’IA sta davvero alleggerendo il nostro fardello, oppure ci sta rendendo, senza che ce ne accorgiamo, più affannati? Ciò mi fa venire in mente un fenomeno piuttosto interessante dell’economia: il paradosso di Jevons (Jevons Paradox).
Questa logica, applicata alla mia vita di adesso — sia di fronte al lavoro di analisi professionale ad alta pressione, sia di fronte all’astrofotografia, a cui più di tutto mi dedico —, non potrebbe calzare meglio.

Che cos’è il paradosso di Jevons?
L’economista Jevons, nel diciannovesimo secolo, osservò un fenomeno: quando l’efficienza della macchina a vapore aumentava e il consumo di combustibile per unità di lavoro diminuiva, il consumo totale di carbone, anziché calare, aumentava.
Suona molto controintuitivo, ma il motivo è in realtà semplicissimo: quando l’«energia» diventa economica ed efficiente, tutti quei progetti che prima erano troppo costosi per essere intrapresi diventano di colpo redditizi. La domanda si libera in modo esplosivo e così il consumo totale, invece di scendere, sale.
È esattamente la situazione in cui ci troviamo ora di fronte all’IA.
1. Il «cambiamento di forma» del lavoro professionale: la soglia si abbassa, il soffitto si alza
Nel mio campo professionale, trattare grandi quantità di documenti tecnici e analizzare ragionamenti complessi poteva un tempo richiedere parecchi giorni solo per gettare le fondamenta. Ora, con l’ausilio dell’IA, l’impianto preliminare e l’organizzazione del materiale di base si possono portare a termine in pochissimo tempo.
Ma questo non significa che possa staccare prima dal lavoro. Perché, quando il «costo della produzione» cala, anche le esigenze di «qualità» e «profondità» da parte dei clienti o dell’azienda salgono di pari passo. Un tempo, arrivare a 80 su 100 era già considerato professionale; oggi tutti si aspettano che Lei sfrutti il tempo risparmiato per generare intuizioni più precise e strategie più impeccabili. L’IA ha abbassato il limite inferiore del compito, ma ha anche innalzato senza fine il limite superiore della professionalità.
2. Astrofotografia: l’IA elabora le stelle, eppure io dedico più tempo al cielo stellato
Questo è un aspetto che avverto con più intensità nell’astrofotografia.
Un tempo, per elaborare una singola foto di un oggetto del cielo profondo, solo per eliminare il rumore, correggere la deformazione delle stelle o separare la nebulosa, bisognava scervellarsi in PixInsight per parecchie notti di fila. Ora, con potenti strumenti di IA come BlurXTerminator, procedure un tempo dispendiose in termini di tempo raggiungono spesso, in pochi secondi, un livello sorprendente.
Ma per questo dedico meno tempo alle mie foto? Niente affatto.
Esattamente il contrario. Proprio perché il costo di risolvere i problemi di base è calato, ho invece cominciato a inseguire un dettaglio ancora più estremo: ad approfondire tecniche di composizione a banda stretta più complesse, a riflettere su come rendere l’inquadratura più artistica e persino a riversare più energie nel gestire il mio sito di astronomia e la mia comunità. Quando l’«esecuzione» diventa economica, l’«estetica» e la «decisione» che si hanno in testa diventano ancora più preziose.
3. La quantità totale di lavoro non è diminuita: è la sua densità a essere aumentata
La quantità di compiti che oggi riusciamo a gestire contemporaneamente è parecchie volte quella di prima. L’IA mi toglie di dosso gran parte del lavoro ripetitivo, e il risultato è questo:
- Aumenta la densità decisionale: nello stesso lasso di tempo, dobbiamo gestire molte più decisioni cruciali ad alta intensità.
- Dallo specialista al generalista: poiché la soglia per imparare nuovi strumenti si è abbassata, non siamo più soltanto una vite in un singolo anello del processo, ma dobbiamo dotarci della mentalità di un «regista» che orchestra ogni sorta di risorsa.
In chiusura: non si preoccupi di non avere nulla da fare, si preoccupi di «che cosa fare»
Il paradosso di Jevons ci dice che il progresso tecnico non fa sparire il lavoro; si limita a togliere valore alla «produzione a bassa efficienza».
Penso spesso che il mondo a cui i bambini si troveranno di fronte in futuro non chiederà affatto loro di trasformarsi in una macchina di precisione, bensì di imparare come orchestrare le macchine. Per me, l’IA è la mia «leva». Sia di fronte a una rigorosa analisi professionale, sia mentre inseguo la luce di stelle lontane, essa mi permette di sollevare, con lo stesso sforzo, sogni molto più grandi.
Non ci fermeremo per il fatto di avere ora un motore efficiente: correremo soltanto più lontano, verso luoghi che prima non riuscivamo nemmeno a vedere.