Il percorso ottico catadiottrico f/3.8 del Draco era in realtà quel brevetto di giugno
A giugno ho visto degli appassionati far circolare un’immagine concettuale del Little Photon e allora mi limitai a pubblicare le rivendicazioni di CN121679866A, osservando che la rivendicazione indipendente era formulata in modo un po’ «piccolo». Di recente il Draco di DWARF Lab è andato in vendita, con la specifica MC 90/340, f/3.8. Confrontandola con l’esempio di realizzazione 1 del brevetto — lunghezza focale 339,92 mm, f/3.78, lunghezza ottica totale 145 mm — dovrebbe trattarsi dello stesso progetto (il richiedente, Little Photon (Wuhan), è l’azienda che sta dietro a DWARF Lab). Questa volta ho letto l’intera descrizione e la riassumo qui a titolo di riferimento.
Perché un catadiottrico f/3.8 è raro
Chi ha usato un Maksutov si ferma un attimo vedendo «MC» e «f/3.8» sulla stessa riga. I catadiottrici come i Maksutov e gli SCT (Schmidt-Cassegrain) ripiegano il percorso ottico con lo specchio primario e il secondario, scambiando un tubo corto con una lunga focale. Il prezzo da pagare è un rapporto focale che per lo più si colloca tra f/10 e f/15: è ottimo per pianeti e Luna, ma per il profondo cielo richiede molto tempo di esposizione. Con una stima approssimativa, per ottenere la stessa luminosità sullo stesso soggetto f/10 richiede circa 7 volte il tempo di esposizione di f/3.8 (fig. 2).

I quattro accorgimenti progettuali nella descrizione
Stando alla descrizione, il progetto fa più o meno queste cose:
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Davanti non c’è il correttore a menisco, spesso e pesante, del Maksutov tradizionale, ma due lenti, una negativa e una positiva, più facili da lavorare e da centrare. Per questo, a rigore, il Draco non è propriamente un Maksutov.
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Lo specchio secondario non è un componente indipendente, ma una pellicola riflettente depositata direttamente al centro della faccia posteriore della seconda lente. Questar lo faceva già da tempo, e il vantaggio è un elemento in meno da montare e regolare.
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Il gruppo di lenti posteriore si protende in avanti dal foro centrale dello specchio primario fino a inserirsi tra i due specchi. La profondità di inserimento è limitata al 40%–80% della distanza tra i due specchi: se entra poco il tubo non si accorcia, se entra troppo ostruisce la luce. Se la lunghezza ottica totale si può ridurre a 0,43 volte la lunghezza focale, lo si deve soprattutto a questo (figg. 1 e 3).
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La lente negativa più avanzata del gruppo posteriore svolge più compiti: allunga la focale (equivale ad avere una Barlow incorporata), corregge la curvatura di campo e rende inoltre il sistema quasi telecentrico lato immagine. La descrizione riporta un’illuminazione relativa del 98% al campo massimo, cioè praticamente nessuna vignettatura; se lo strumento reale raggiungerà questo livello, i flat saranno molto più facili da gestire.


Dal punto di vista del brevetto
Per finire, qualche parola dal punto di vista del brevetto. A rigore questa è ancora una domanda in esame, non un brevetto concesso. Come l’impressione avuta a giugno leggendo le rivendicazioni: specchio primario forato, secondario depositato sulla lente, correzione a due lenti, presi singolarmente non sono nulla di nuovo; ciò che limita davvero nella rivendicazione indipendente è probabilmente solo il passaggio in cui L1/L2 è compreso tra il 40% e l’80%, e i progetti con un rapporto al di fuori di tale intervallo non vi ricadrebbero necessariamente. Quanto ambito di protezione si riuscirà a mantenere alla fine lo si saprà solo quando arriveranno i rilievi dell’esame.
La tempistica, invece, è piuttosto interessante: domanda a febbraio, pubblicazione anticipata a marzo, ingresso nell’esame di merito ad aprile, prodotto in vendita nella seconda metà dell’anno; si vede che il tutto è stato pianificato in vista del lancio.
Dietro quella riga dall’aspetto strano nella tabella delle specifiche, MC 90/340 f/3.8, c’è in realtà un percorso ottico riprogettato. Come si comporteranno davvero le stelle e i flat lo si saprà solo quando qualche appassionato lo avrà in mano e ci avrà fotografato.
(Le figure sono schemi che ho ridisegnato dalla descrizione del brevetto; non sono i disegni originali del brevetto né il progetto effettivo del Draco.)