本站提供正體中文版。切換到正體中文本站提供简体中文版。切换到简体中文This site is available in English.View in Englishこのサイトには日本語版があります。日本語で表示이 사이트는 한국어로도 제공됩니다.한국어로 보기Diese Website ist auch auf Deutsch verfügbar.Auf Deutsch ansehenEste sitio web también está disponible en español.Ver en españolCe site est également disponible en français.Afficher en françaisEste site também está disponível em português.Ver em portuguêsDeze website is ook beschikbaar in het Nederlands.In het Nederlands bekijkenЭтот сайт также доступен на русском языке.Смотреть на русскомयह वेबसाइट हिन्दी में भी उपलब्ध है।हिन्दी में देखेंهذا الموقع متاح أيضًا باللغة العربية.عرض بالعربيةSitus ini juga tersedia dalam bahasa Indonesia.Lihat dalam bahasa IndonesiaBu site Türkçe olarak da mevcut.Türkçe görüntüleTa strona jest dostępna także po polsku.Wyświetl po polskuTrang web này cũng có phiên bản tiếng Việt.Xem bằng tiếng Việtاین وب‌سایت به فارسی هم در دسترس است.مشاهده به فارسیЦей сайт також доступний українською.Переглянути українськоюTato stránka je k dispozici také v češtině.Zobrazit v češtiněEz az oldal magyarul is elérhető.Megtekintés magyarulAcest site este disponibil și în limba română.Vizualizare în românăเว็บไซต์นี้มีเวอร์ชันภาษาไทยดูเป็นภาษาไทย

Il percorso ottico catadiottrico f/3.8 del Draco era in realtà quel brevetto di giugno

Attrezzatura2026.10

A giugno ho visto degli appassionati far circolare un’immagine concettuale del Little Photon e allora mi limitai a pubblicare le rivendicazioni di CN121679866A, osservando che la rivendicazione indipendente era formulata in modo un po’ «piccolo». Di recente il Draco di DWARF Lab è andato in vendita, con la specifica MC 90/340, f/3.8. Confrontandola con l’esempio di realizzazione 1 del brevetto — lunghezza focale 339,92 mm, f/3.78, lunghezza ottica totale 145 mm — dovrebbe trattarsi dello stesso progetto (il richiedente, Little Photon (Wuhan), è l’azienda che sta dietro a DWARF Lab). Questa volta ho letto l’intera descrizione e la riassumo qui a titolo di riferimento.

Perché un catadiottrico f/3.8 è raro

Chi ha usato un Maksutov si ferma un attimo vedendo «MC» e «f/3.8» sulla stessa riga. I catadiottrici come i Maksutov e gli SCT (Schmidt-Cassegrain) ripiegano il percorso ottico con lo specchio primario e il secondario, scambiando un tubo corto con una lunga focale. Il prezzo da pagare è un rapporto focale che per lo più si colloca tra f/10 e f/15: è ottimo per pianeti e Luna, ma per il profondo cielo richiede molto tempo di esposizione. Con una stima approssimativa, per ottenere la stessa luminosità sullo stesso soggetto f/10 richiede circa 7 volte il tempo di esposizione di f/3.8 (fig. 2).

Fig. 2: Quanto occorre esporre per ottenere la stessa luminosità; confronto del tempo di esposizione relativo in funzione del rapporto focale, stimato con il quadrato del rapporto focale e preso come riferimento l’f/3.78 dell’esempio di questo brevetto

I quattro accorgimenti progettuali nella descrizione

Stando alla descrizione, il progetto fa più o meno queste cose:

  1. Davanti non c’è il correttore a menisco, spesso e pesante, del Maksutov tradizionale, ma due lenti, una negativa e una positiva, più facili da lavorare e da centrare. Per questo, a rigore, il Draco non è propriamente un Maksutov.

  2. Lo specchio secondario non è un componente indipendente, ma una pellicola riflettente depositata direttamente al centro della faccia posteriore della seconda lente. Questar lo faceva già da tempo, e il vantaggio è un elemento in meno da montare e regolare.

  3. Il gruppo di lenti posteriore si protende in avanti dal foro centrale dello specchio primario fino a inserirsi tra i due specchi. La profondità di inserimento è limitata al 40%–80% della distanza tra i due specchi: se entra poco il tubo non si accorcia, se entra troppo ostruisce la luce. Se la lunghezza ottica totale si può ridurre a 0,43 volte la lunghezza focale, lo si deve soprattutto a questo (figg. 1 e 3).

  4. La lente negativa più avanzata del gruppo posteriore svolge più compiti: allunga la focale (equivale ad avere una Barlow incorporata), corregge la curvatura di campo e rende inoltre il sistema quasi telecentrico lato immagine. La descrizione riporta un’illuminazione relativa del 98% al campo massimo, cioè praticamente nessuna vignettatura; se lo strumento reale raggiungerà questo livello, i flat saranno molto più facili da gestire.

Fig. 1: La luce compie tre passaggi nel tubo: le due lenti del gruppo anteriore, lo specchio primario forato, lo specchio secondario depositato sul retro della lente e il gruppo di lenti posteriore che si inserisce tra i due specchi (schema semplificato ridisegnato dalla descrizione del brevetto)

Fig. 3: A parità di lunghezza focale di 340 mm, un rifrattore comune è lungo circa 35 cm, mentre il progetto catadiottrico di questo brevetto ne richiede solo 14,5

Dal punto di vista del brevetto

Per finire, qualche parola dal punto di vista del brevetto. A rigore questa è ancora una domanda in esame, non un brevetto concesso. Come l’impressione avuta a giugno leggendo le rivendicazioni: specchio primario forato, secondario depositato sulla lente, correzione a due lenti, presi singolarmente non sono nulla di nuovo; ciò che limita davvero nella rivendicazione indipendente è probabilmente solo il passaggio in cui L1/L2 è compreso tra il 40% e l’80%, e i progetti con un rapporto al di fuori di tale intervallo non vi ricadrebbero necessariamente. Quanto ambito di protezione si riuscirà a mantenere alla fine lo si saprà solo quando arriveranno i rilievi dell’esame.

La tempistica, invece, è piuttosto interessante: domanda a febbraio, pubblicazione anticipata a marzo, ingresso nell’esame di merito ad aprile, prodotto in vendita nella seconda metà dell’anno; si vede che il tutto è stato pianificato in vista del lancio.

Dietro quella riga dall’aspetto strano nella tabella delle specifiche, MC 90/340 f/3.8, c’è in realtà un percorso ottico riprogettato. Come si comporteranno davvero le stelle e i flat lo si saprà solo quando qualche appassionato lo avrà in mano e ci avrà fotografato.

(Le figure sono schemi che ho ridisegnato dalla descrizione del brevetto; non sono i disegni originali del brevetto né il progetto effettivo del Draco.)