PCC/SPCC e risoluzione dei problemi di plate solving
PCC (Photometric Color Calibration) e il successivo SPCC sono entrambi potenti strumenti di calibrazione automatica del colore, ma si fondano entrambi su una premessa: il plate solving (risoluzione astrometrica) deve riuscire. Nella pratica, i fallimenti del plate solving e gli errori di calibrazione del colore non sono affatto rari. Questo articolo raccoglie alcuni casi comuni di risoluzione dei problemi di plate solving e di PCC.
Una premessa chiave: PCC/SPCC non fanno più il plate solving da soli
Anzitutto un punto critico in cui è facile inciampare: né PCC né SPCC dispongono più della funzione Plate Solve.
Perciò, prima di eseguire PCC o SPCC, se l’immagine non ha eseguito un’Astrometric solution in WBPP, occorre prima completare il plate solving con l’Image Plate Solver Script del menu degli script, altrimenti PCC o SPCC restituiscono direttamente un errore e non si avviano. Se si salta questo passaggio, tutto ciò che segue si blocca.

Opzioni che di solito fanno fallire PCC
Quando PCC fallisce nel plate solving o nella calibrazione del colore, si possono controllare una per una le seguenti opzioni:
- Limitare automaticamente la magnitudine: se PCC fallisce nel plate solving, si può disattivare questa opzione e selezionare invece manualmente un intervallo di magnitudini adeguato.
- Correggere la distorsione: se si usa un obiettivo grandangolare, è consigliabile spuntare questa voce.
- Ignorare i dati nel FIT header: se l’immagine ha subito un Resample, o è stata ripresa con una DSLR, così che la lunghezza focale, la dimensione dei pixel e la posizione RA/DEC nel FIT header potrebbero non corrispondere alla realtà, spunti questa voce per far sì che PCC usi i parametri corretti inseriti manualmente da lei.
- Selezionare automaticamente la directory del catalogo fotometrico: se il catalogo stellare fotometrico presenta lacune (cosa che accade spesso nelle regioni di cielo vicine ai poli), il messaggio di errore è di solito «no stars in the image». In tal caso, disattivi la selezione automatica della directory e passi manualmente a un’altra directory per risolvere.

Problemi di plate solving dopo il Resample
Un’estensione del punto 3. Se la sua immagine ha subito un Resample prima del PCC e, di conseguenza, PCC impiega moltissimo tempo per completarsi o addirittura fallisce, si ricordi di spuntare l’opzione «ignore existing metadata» in PCC, in modo che il processo usi direttamente gli Image Parameters da lei inseriti; solo allora il plate solving può procedere senza intoppi.
Tra gli scenari in cui si ricorre al Resample ci sono: la combinazione di pixel (bin) su una camera monocromatica, oppure la scelta di super pixel durante il debayering di una camera a colori.

Lacune nel catalogo stellare: basta cambiare directory
A volte un fallimento del plate solving non è un problema delle sue impostazioni, ma una lacuna nel catalogo stellare stesso.
Per esempio, APASS DR10 presenta gravi lacune nel cielo settentrionale; usando solo DR10 (o Auto), su non pochi celebri oggetti del cielo settentrionale come M101 e M51 la Photometry di PCC fallisce e la calibrazione automatica del colore diventa impossibile. Passando allora a DR9, il problema di solito si risolve da sé. Mettendo M101 al centro e osservando il catalogo stellare a diverse scale di pixel, questo tipo di lacuna si nota con chiarezza.
L’evoluzione dei database: dal plate solving locale a Gaia
Anche i database dei cataloghi stellari su cui si appoggia il plate solving hanno continuato a evolversi in questi anni.
Ai primi tempi, dopo un aggiornamento di PI si poteva scaricare il database GaiaDR2 come riferimento per l’analisi di plate solving in locale, senza doverlo prelevare online. Restava però ancora un piccolo rammarico: le coordinate celesti dell’immagine andavano comunque cercate in rete o inserite a mano, e non si potevano cercare direttamente in locale, perciò un plate solving completamente offline non era ancora del tutto raggiunto.

In seguito, PixInsight ha rilasciato un processo di calibrazione del colore di nuova generazione basato su Gaia DR3. Chi desidera provarlo in anteprima si ricordi di andare prima nella PixInsight Distribution e scaricare i dati Gaia DR3/SP (basta uno dei due: complete o small set), configurarli nel processo Gaia di PI, e potrà usarli non appena la nuova funzione sarà pubblicata e aggiornata.

In sintesi
PCC e SPCC rendono molto comoda la calibrazione automatica del colore, ma il loro successo o insuccesso dipende quasi interamente dal passaggio del plate solving. Ricordi tre cose: prima il plate solving, poi la calibrazione del colore, quando fallisce, controlli una per una quelle poche opzioni, e quando il catalogo stellare presenta lacune, cambi directory o versione. Curi bene il collo di bottiglia del plate solving, e la calibrazione automatica del colore potrà sprigionare la sua potenza in modo stabile.